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Insieme n.35
SS.CORPO E SANGUE DI CRISTO 6-6-2010

                            LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI
 
 Oggi la nostra comunità parrocchiale è in festa perché celebra il 34° anniversario della consacrazione della nostra chiesa e, insieme, la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Gesù Cristo.

 Ci lasciamo aiutare dal Vangelo a vivere questa festa con un animo da discepoli del Signore; rileggiamo, dunque, insieme il brano di Luca 9, 11-17.

 Osserviamo Gesù circondato dalla folla e intento a parlare del Regno di Dio.

 Anche noi siamo radunati attorno a Lui, presente nel mistero in mezzo a noi, e abbiamo bisogno della sue cure, perché da soli siamo disorientati: non abbiamo riferimenti sicuri che diano speranza e coraggio al nostro cammino. Anzi siamo stanchi, forse un po’ delusi.

 
I Dodici vorrebbero che Gesù invitasse la folla a procurarsi il necessario, ma Egli li sfida ad essere essi stessi a dar loro da mangiare. Forse è capitato anche a noi di non sentirci sostenuti in modo adeguato da coloro che il Signore ha chiamato a condividere la sua missione e a porsi al servizio della gente. In fondo anche questi Dodici discepoli sono pochi, a confronto con l’enorme bisogno, ed hanno pochi mezzi a disposizione: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci!” Come fare con queste povere risorse? Quale può essere una soluzione ragionevole e possibile?

 
Gesù anche oggi ci sfida e ci invita a sperare, con Lui e in Lui, nell’improbabile. Se Lo ascoltiamo, se ci fidiamo della sua parola, Egli sa attuare anche per noi l’umanamente impossibile.

 Egli ci invita a mensa anche “in una zona deserta” e ci fa sedere. Lui, l’uomo-Dio, si serve di quanto gli offriamo, fossero anche solo cinque pani e due pesci, per esprimere il suo costante rivolgersi al Padre, rendendogli grazie e benedicendolo. Gesù valorizza il poco che offriamo e il Padre che è nei cieli si prende cura di tutti i suoi figli.

 Il ritrovarci attorno all’altare del Signore, per ringraziarlo per la chiesa che ci raduna e per celebrare il mistero dell’Eucaristia, non può ridursi a un celebrazione formale; è invece fare memoria oggi di quello che Gesù ha fatto la sera prima di morire in croce. È rinnovare la nostra volontà di vivere in alleanza con Dio, che con la morte e la risurrezione del Figlio Gesù, ci ha salvati ed ha stretto con noi un vincolo che nessuna forza di male potrà mai spezzare,“finché Egli venga”(1Cor 11, 23-26). Se con fede noi rinnoviamo la nostra alleanza con Dio e Lo benediciamo, noi stessi diventiamo il Corpo di Cristo!



                                                               
don Francesco


Riportiamo inoltre dall'INSIEME di domenica 6 Giugno 2010

 SPUNTI DI RIFLESSIONE … tra il racconto e la realtà
 LA PORTA DEL CUORE …
Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse:
 C'è un quadro famoso che rappresenta Gesù in un giardino buio.Con la mano sinistra alza una lampada che illumina la scena,con la destra bussa ad una porta pesante e robusta.Quando il quadro fu presentato per la prima volta ad una mostra,un visitatore fece notare al pittore William Hunt un particolare curioso."Nel suo quadro c'è un errore.La porta è senza maniglia!"."Non è un errore!", rispose il pittore."Quella è la porta del cuore umano.Si apre solo dall'interno!".
 Dio non entra nella tua vita senza il tuo permesso...
"Ecco, sto alla porta e busso..." ( Ap 3,20 )
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A CACCIA DI DIAMANTI!
Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse:
 Un giovane  partì alla caccia di anitre selvatiche sulla riva di un fiume.Era armato solo di una fionda.Raccolse alcuni ciottoli sul greto e cominciò a scagliarli con tutta la sua forza.Mirava soprattutto agli uccelli che si fermavano incautamente sulla riva.I sassi lanciati finivano con un tonfo nell’acqua profonda.Soltanto due ciottoli colpirono a morte due uccelli, prima di finire anch’essi nella corrente.Quando rientrò in città, il giovane aveva due anitre nella bisaccia e ancora uno dei ciottoli in mano.Nei pressi della città, un gioielliere lo fermò con una esclamazione di sorpresa."Ma è un diamante, quello che hai in mano! Vale almeno diecimila euro!".Il giovane cacciatore impallidì e poi si disperò: "Ma che stupido sono stato!Ho usato tutti quei diamanti per uccidere degli uccelli...Se li avessi guardati bene ora sarei ricco, e invece la corrente li ha portati via!".
 Ognuno dei nostri giorni è come un diamante prezioso.Ciò che conta è accorgersene, e non sprecarlo per andare a "caccia"di ciò che non può renderci veramente felici... =============================================================
… FATTI, E NON PAROLE!
Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse:
 «Basta! Non li sopporto proprio più!». Tutti, in Paradiso, trattennero il fiato. Nessuno aveva mai visto Gesù così arrabbiato. Ed era proprio lui che manifestava con voce tonante la sua divina collera. «Sono stato 33 anni in mezzo agli uomini, ho detto loro migliaia di volte che le opere valgono immensamente di più delle parole, e per questo sono stato crocifisso; ho spiegato in tutti i modi che non sono le tante parole e le cerimonie vuote a qualificare i miei discepoli, ma l'amore realizzato.Ma quasi nessuno lo ha capito! Predicano ai quattro venti, cantano inni commoventi, partecipano a celebrazioni coinvolgenti e toccanti, ma fanno così poco!».«Che cosa intendi fare?», chiese timidamente un angelo.«Toglierò loro la parola... Come è successo a Zaccaria, il padre di Giovanni Battista!», decise Gesù, e tolse a tutti i cristiani la facoltà di parlare.
E così, di colpo, in tutto il mondo, fra i cristiani calò un gran silenzio.In un primo momento si stupirono.Molti si precipitarono in farmacia a comprare sciroppi e pillole per il mal di gola, erbe officinali e miele andarono a ruba. Poi cominciarono a preoccuparsi, ed infine si spaventarono. Come potevano pregare, senza parole? Come facevano a dire a Gesù ed al prossimo che li amavano, senza parole?I grandi teologi non potevano più dire neanche «transustanziazione», e i predicatori senza parole "forbite" e profondi concetti si sentivano disoccupati.La gente comune non riusciva neanche più a litigare, ma quel che è peggio non sapevano come esprimere solidarietà, conforto, sostegno, compassione, comunione …
A forza di pensarci, arrivarono ad una semplice conclusione: «Quello che non possiamo più dire con le parole, possiamo comunicarlo con i fatti!». Molti la pensarono allo stesso modo.
I grandi maestri della parola divennero spontanei e sinceri, ed impararono ad esprimersi con lo sguardo, con il sorriso, con le carezze e gesti di servizio.Nelle Università di teologia, si aprirono mense e dormitori per i poveri e i disperati.Anche il catechismo divenne pieno di gioia e di giochi.Molti si vergognarono, ricordandosi di quanto era facile mentire con le parole.Su qualche giornale apparvero articoli con il titolo: «Guardate come si amano!».Sempre più gente trovò questa fede molto interessante, sentendosi attirata dall'atmosfera di dolcezza, pace, serenità e vera accoglienza che si respirava tra i discepoli di Gesù.Quando, dopo un po', Gesù restituì loro la possibilità di parlare, ne furono quasi rammaricati. Nel tempo del grande silenzio, avevano sperimentato quanta tenerezza c'è nella fede cristiana …
 «Figli miei, vogliamoci bene sul serio, a fatti. Non solo a parole o con bei discorsi!» ( 1 Gv 3,16-18 )

 
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