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I pensieri del gufo

PERCHÉ PREGARE?

Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse:

Una volta, un ragazzo domandò al saggio,

col quale stava passeggiando:

"Ma perché devo pregare?".

Proprio in quell'istante, passavano in cielo

uno stormo di uccelli migranti ed un aeroplano.

"Ragazzo mio, vedi quegli uccelli e l'aeroplano?",

domandò il saggio.

"Certo che li vedo!".

"Ebbene", continuò il mistico, "in una cosa gli uccelli

e l'aeroplano sono identici:

hanno un quantitativo di combustibile limitato,

per cui, presto o tardi, devono atterrare per rifare il pieno,

si tratti di benzina per l'aeroplano

o di moscerini per gli uccelli!".

Il ragazzo, raggiante, rivolto al saggio disse:

"Grazie! Adesso ho capito perché devo pregare!".
 

Senza preghiera, prima o poi, nella vita, si rimane a "secco"
e non si va più da nessuna parte …

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«ESISTI DAVVERO?»…


Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse:

La famiglia si accomodò ad un tavolo del ristorante.

La cameriera raccolse prima le ordinazioni degli adulti,

e poi si rivolse al piccolo di sette anni.

«Tu che cosa prendi?», gli domandò.

Il bambino si guardò intorno timidamente, e disse:

«Vorrei un panino con la salsiccia!».

La cameriera non aveva ancora iniziato a scrivere,

quando la madre del piccolo la fermò.

«Macché panino!», disse.

«Gli porti una bistecca con carote e purè di patate!».

La cameriera non le fece caso, e chiese al ragazzino:

«Come lo vuoi il panino, col ketchup o con la senape?».

«Ketchup!».

«Arrivo fra un minuto!», disse la cameriera, mentre ritornava in cucina.

A tavola erano tutti ammutoliti per lo stupore.

Il bambino fissò i presenti ad uno ad uno, ed esclamò:

«Ehi! Quella signora crede che io esista davvero!».

 

A volte le nostre case sono piene di persone, che hanno lo stesso valore dei "mobili"! Molte vorrebbero solo "esistere davvero"...

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TIRO AL BERSAGLIO…

Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse:
      
Un grande maestro di tiro con l'arco organizzò una gara tra i suoi allievi, per valutare il loro grado di preparazione. Nel giorno fissato, un bersaglio di legno con al centro un cerchio rosso fu legato su un albero ad una estremità della radura.

All'estremità opposta, fu tracciata sul suolo una linea, dietro la quale si piazzarono i concorrenti. Un giovane avanzò baldanzosamente, impaziente di dimostrare la sua abilità. Afferrò saldamente l'arco e una delle frecce, poi si sistemò in posizione di tiro. «Posso tirare, maestro?» chiese. Il maestro, che lo fissava attentamente, gli domandò: «Vedi i grandi alberi che ci circondano?». «Sì, maestro, li vedo benissimo tutt'intorno alla radura». «Bene», rispose il maestro, «torna con gli altri, perché non sei ancora pronto». L'allievo, sorpreso, posò l'arco e obbedì. Un secondo concorrente si fece avanti. Prese l'arco e la freccia e mirò con cura. Il maestro si portò di fianco all'arciere e gli chiese: «Puoi vedermi?». «Sì, maestro, posso vedervi. Siete qui vicino a me». «Torna a sederti con gli altri», rispose il maestro. «Tu non potrai mai colpire il bersaglio». Tutti i partecipanti, gli uni dopo gli altri, afferrarono l'arco e si prepararono a scoccare la freccia, ma ogni volta il maestro poneva loro una domanda,  ascoltava la risposta e li rimandava al loro posto. La folla sorpresa cominciò a rumoreggiare … Nessuno degli allievi aveva tirato una sola freccia.


Allora si fece avanti il più giovane degli allievi. Se n'era stato in disparte, silenzioso. Tese l'arco, poi restò perfettamente immobile, gli occhi fissi davanti a lui. «Vedi gli uccelli che sorvolano il bosco?», gli chiese il maestro. «No, maestro, non li vedo». «Vedi l'albero sul quale è inchiodato il bersaglio di legno?». «No, maestro, non lo vedo». «Vedi almeno il bersaglio?». «No, maestro, non lo vedo». Dalla folla degli spettatori si levò una risata …
Come poteva quel ragazzo colpire il bersaglio, se non riusciva nemmeno a distinguerlo dall'altra parte della radura? Ma il maestro impose il silenzio e domandò pacatamente all'allievo: «Allora, dimmi, che cosa vedi?». «Io vedo solo un cerchio rosso», rispose il giovane. «Perfetto!», replicò il maestro. «Tu puoi tirare!» La freccia solcò l'aria sibilando leggera e si piantò vibrando nel centro del cerchio rosso, disegnato sul bersaglio di legno... 

Nel cuore di ogni essere umano dimora un desiderio: essere felice. Ma questo obiettivo, spesso, non viene "centrato". Schiacciato dagli affanni, dalle preoccupazioni del mondo e dai piaceri "illusori", l'uomo sbaglia il "bersaglio" e non "vede" l'unico obiettivo che dà senso e sapore alla sua vita: Dio.
 

 
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