La storia del quartiere

Milano San Felice è un complesso residenziale sorto negli anni 70 da una grande e pionieristica idea dell’Ingegnere Giorgio Pedroni il cui progetto fu realizzato con la collaborazione degli architetti Luigi Caccia Dominioni e Vico Magistretti.

Il territorio su cui sorge è di 600 mila metri quadrati ed il progetto ne destina 423 mila a giardini, con 30.000 alberi, 11 mila agli edifici pubblici, 35 mila ai giochi all’aperto, 50 mila a strade e parcheggi, 75 mila agli edifici per abitazione. Milano San Felice è stata programmata per 8000 abitanti e quindi ogni abitante ha a disposizione più di 57 metri quadrati di spazio.

Costituisce un paradiso per ragazzi e bambini: le scuole (materna, elementare, media e liceo) sono a un passo da casa e i giardini e gli attrezzati campi da gioco consentono di vivere e giocare all’aria aperta sotto le finestre di casa. Ai residenti San Felice offre uno Sporting Club di alto livello per la qualità degli impianti sportivi e la raffinata eleganza della Club House dotata di bar e ristoranti. Il centro commerciale è provvisto di un supermercato, ufficio postale, banche, farmacia, chiesa, biblioteca, cinema, bar, ristoranti e negozi di vari generi.

1970 / 1980

I testi che seguono sono ripresi dal sunto del primo decennio pubblicato su “7 giorni a San Felice” del dicembre 1980. Chi volesse maggiori particolari sul periodo giugno 1970 – dicembre 1973 può consultare le due pagine di riassunto che sono state pubblicate su “7 giorni a San Felice” nel n. 20 del 23 dicembre 1973 cliccando qui

1970 – L’anno dell’arrivo

mario presAl 31 dicembre 1970 abitavano a San Felice già centocinquanta famiglie. Le prime erano arrivate a giugno e, dopo un certo rallentamento per il periodo delle vacanze, le consegne degli appartamenti si erano infittite. Erano i tempi in cui nel quartiere “regnavano” Pugnetti, Buizza, Serina Carlo; Curti e Fortunato accompagnavano col pulmino i “turisti” e tutti al loro passaggio sorridevano per far vedere quanto eravamo “felici a San Felice”, anche se arrivare al quinto piano senza ascensore era faticoso, anche se ritrovarsi a Natale senza riscaldamento non era allegro, anche se ogni volta che entravi in casa ti portavi dentro attaccato alle scarpe un chilo di fango. Su tutti e tutto già allora vegliava Barletta. Questo primo nucleo di abitanti del quartiere era comunque piuttosto unito, tanto è vero che già in quest’anno nasce l’associazione proprietari con la precisa funzione di risolvere i problemi comuni. Le assemblee erano affollatissime, anche perché erano un’occasione di stare insieme. (Nelle foto Mario Rossi, a sinistra, e Domenico Bonasia, sotto a destra: i due primi presidenti dell’associazione proprietari, nata dopo un primo incontro tra una quindicina di persone a Milano, in viale Romagna in casa di Ferruccio Ferrucci – Foto Ruccio)

1971 – L’anno dell’amicizia

ma bo senPiccardi esce di casa al mattino per andare in ufficio e Di Nepi che esce contemporaneamente da un portone di fronte al suo gli lancia un “buongiorno” che vuoi dire veramente “buongiorno”: miracolo a Milano San Felice. I due, e poi anche molti altri, capiscono che, nonostante il fango e altri piccoli guai, questo è il posto che cercavano. E’ un posto dove le persone si salutano anche se non si conoscono e tutti così sono meno soli. Comunque molto meno soli rispetto a quando abitavano nella grande città dove “buongiorno” non te lo dice nemmeno quello che sta nella porta accanto. C’è una certa euforia, un entusiasmo che si tramuta in voglia di organizzare cose insieme: si mangia, si gioca, si va in bicicletta sempre a gruppi. Tennis, caccia al tesoro, bridge, ciclocross, il falò, calcio, basket e all’uscita dalla Messa di Natale, celebrata da Don Enrico nella chiesa rimediata in un magazzino sotto la torre uno, vin brulè per tutti. Siamo arrivati a 350 famiglie.

1972 – L’anno dell’assestamento

giuseCi portano la posta a casa. E’ il segno che il tempo dei pionieri è passato e che la vita del quartiere si è assestata su uno Standard soddisfacente. Infatti il centro commerciale è già animato da molti negozi e dalla Standa che aveva aperto l’anno prima. Nasce “7 giorni a San Felice”, nasce “La Scighera “, nasce il cinema. La biblioteca era al centro commerciale. Lì molta gente portava un po’ di libri per creare il primo nucleo e iniziare i prestiti. Il cinema veniva fatto nel teatrino della scuola e tutti aiutavano a riportare le sedie nelle classi una volta finito il film. I biglietti costavano 400 e 800 lire rispettivamente per i bambini e gli adulti. Intanto al Malaspina Sporting Club, per completare il quadro delle comodità, viene costruita a tempo di record la piscina olimpionica con l’acqua che tracima in continuazione proprio come in quella di Monaco dove si disputano le Olimpiadi. Non abbiamo cosi nemmeno noi l’effetto onda. Della cosa andiamo tutti fieri e lo diciamo agli amici che ci telefonano preoccupati da Milano “perché ci si vede sempre meno”. (Nella foto sopra, Giuseppina Limentani, una delle prime persone che si sono interessate dei problemi del quartiere. Nella foto sotto, Gela Salvelli, prima segretaria del Malaspina Sporting Club e tra le prime abitanti di San Felice – Foto Ruccio)

1973 – L’anno delle battaglie

gela1I sanfelicini combattono due grandi battaglie: una la vincono e una la perdono. Battono la CAF, cioè la società della Beni Immobili Italia che amministrava il quartiere. Scontenti per il suo operato, si scelgono un nuovo amministratore nella persona del dottor Zappulli. Perdono invece la battaglia delle rotte aeree. Il comitato antirumore animato da Provera riesce a sensibilizzare una buona parte degli abitanti del quartiere, mobilita anche altri abitanti di Segrate, ma non riesce a far modificare le rotte degli aerei in partenza da Linate. Rotte che sono state appena cambiate penalizzando una fascia del territorio segratese e anche, in parte, il nostro quartiere per favorire il nuovo insediamento di Milano 2. Siamo 820 famiglie, cioè 3400 persone di cui 80 sono nate qui. Don Enrico ha bisogno di un aiuto e arriva Don Gabriele. Iniziano i lavori per la costruzione della nona strada.

1974 – L’anno dell’austerity

Quei sanfelicini che ancora non avevano imparato ad andare in bicicletta, cercano di farlo spinti dalla necessità. Infatti la crisi del petrolio ferma le auto per qualche domenica e chi non vuole sentirsi isolato va a Milano pedalando. La crisi economica generale si fa sentire: aumentano vertiginosamente le spese condominiali e aumenta anche il prezzo di “7 giorni a San Felice “. C’è anche la crisi delle monetine e il panettiere batte lui stesso moneta come tanti commercianti in Italia: nascono le «petralire “. E’ l’anno dei grandi successi delle squadre di bridge e di quella di basket che vince la Prima Divisione, e va in Promozione grazie alle vecchie glorie Pieri, Riminucci, Ongaro e qualche altro ancora. E’ anche l’anno in cui viene avviata la costruzione della nuova chiesa e del comparto Nord.

1975 – L’anno della politica

rickyI sanfelicini scoprono la politica. La scoprono grazie ai “decreti delegati” che fanno nascere la partecipazione diretta dei genitori alla gestione delle scuole. Riunioni su riunioni fino alle ore piccole e, dopo le grandi amicizie, le grandi fratture su due fronti: “lista uno” e “lista due “. Gente che smette di salutarsi, famiglie in crisi. E i figli perplessi che non capiscono bene il perché di tutto questo can-can. Ad approfondire le divisioni arrivano anche le elezioni amministrative. Due sanfelicini vengono eletti in Consiglio Comunale a Segrate (Bonasia e Pisani nella lista DC) e uno a Peschiera Borromeo (Lavizzari nella lista PCI). Non si fa più il cinema nel teatrino della scuola elementare. Suonano le campane della nuova chiesa. (Nella foto sopra Ricky De Bartolo, una delle fondatrici della biblioteca “La scighera”)

1976 – L’anno delle assemblee

Il mito della partecipazione vive a San Felice il suo momento magico: le assemblee si succedono a ritmo ossessivo. Passerà, certo, questa ventata e già alla fine dell’anno c’è meno gente che è disposta a occuparsi anche degli affari degli altri. Tra qualche tempo in tutta Italia si parlerà di “riflusso”: a San Felice siamo stati certamente tra i primi a rifluire nel privato. Salvo naturalmente le solite eccezioni. Le assemblee di cui sopra vengono indette per svariate occasioni: scuola, politica, comitato di quartiere, inquilini, proprietari, dissidenti. Comincia l’attività degli scout con il primo campo dei lupetti in Valtrebbia. Si vota per le ” politiche “. Il cardinal Colombo consacra la nuova chiesa.

1977 – L’anno delle polemiche

Non che le polemiche qui siano mai mancate, ma in quest’anno sembra che ci sia un gusto particolare a sollevarle su qualsiasi argomento: c’è la polemica sull’impresa che fa le pulizie; ci sono, sempre più vivaci e cattive le polemiche sulla conduzione delle scuole; c’è un gruppo polemico di malaspiniani che se ne va alla “Mondadori ” (ma poi quasi tutti torneranno); ci sono gli strascichi polemici della politica. A metter un po’ di serenità nell’ambiente c’è una bella recita dei ragazzi delle” medie” guidati dal trio Brivio, Pineider, Barla; i ragazzi fanno delle belle vacanze (anche i numerosi bocciati) attraverso varie iniziative. Riprende il cinema nella nuova sala sotto la chiesa: recital di Bruno Lauzi, uno dei primi abitanti del quartiere.

1978 – L’anno del riflusso

I sanfelicini si occupano molto dei fatti loro. Anche nelle sempre più rare e rarefatte assemblee si discute di antenne abusive, di manto stradale, di diserbanti. Insomma ci si ripiega su cose assolutamente” private “. Intanto nel quartiere ci sana ormai circa seimila persone e tutti si rendono conto che in questa ” dimensione” i problemi di convivenza sono diversi da quelli quasi “paesani” di qualche anno fa. I giovani cresciuti qui dentro cominciano a prendere coscienza della loro condizione: non tutti si dimostrano soddisfatti e lo dicono. Gli scout hanno sempre più successo e sono ormai punto di riferimento importante per la vita del quartiere. A scuola crescono i bocciati: i sociologhi spiegano che si tratta degli effetti del riflusso.

1979 – L’anno del comparto Nord

Entrano a San Felice cinquecento nuove famiglie. I nuovi abitanti trovano che San Felice è proprio un bel posto dove e’è tutto: anche l’ufficio postale, il fioraio e il negozio delle lane. Non tutti i nuovi sanno che i due negozi hanno appena aperto e che l’ufficio postale è il frutto di anni di lotte del comitato di quartiere. E’ l’anno in cui molti sanfelicini “ricomprano” il Malaspina; iniziano i martedì culturali di don Enrico; non viene fatta la disinfestazione per le zanzare e non vengono usati diserbanti nei prati.

1980 – L’anno del decennale

La mostra che viene allestita al Girasole sui dieci anni di vita del quartiere è forse l’episodio più significativo dell’anno. Specialmente “i vecchi” arrivano davanti ai pannelli con le foto e guardano “come eravamo”. C’è chi si fa grasse risate e anche chi si commuove un po’. Importante che siano venuti molti giovani e si siano interessati anche loro alle “radici”. I disegni dei ragazzi, le diapositive della Isa, di Piccardi, di Citro e di Parisi parlano per tutti noi. Qualcuno ha detto che bisognerebbe farla ogni anno una rassegna del genere. E’ una esagerazione, d’accordo, ma rivela certamente il gradimento, il piacere di tanta gente nello scoprire che al di là degli slogan pubblicitari sono “felici a San Felice”.
a cura di Luigi e Grazia Parodi
(pubblicato su “7giorni a San Felice” n.14/15 del 25 dicembre 1980)