Andare a Barcellona
Mi spiace non essere mai andato a Barcellona e non aver mai potuto visitare la Sagrada Familia. Chi l’ha vista racconta con entusiasmo il senso di meraviglia che suscita, la bellezza che porta la firma del venerabile Gaudì e il fascino del lavoro dello scultore giapponese Etsurō Sotoo che, “convertito” proprio grazie a questa opera, ora prosegue nel suo lavoro artistico. La presenza in questi giorni del Papa con la benedizione della Torre di Gesù – la guglia più alta – mi obbliga… a fare un fioretto: entro il prossimo anno andare a vederla e a pregare lì. Magari vedremo di organizzare un pellegrinaggio per concretizzare questo desiderio. Prendo così lo spunto – visto che in questo periodo le iniziative parrocchiali sono poche, a parte l’oratorio estivo – per ascoltare le parole di Leone XIV
«O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra». Con la lode di questo Salmo, così pieno di gioia e stupore, saluto tutti voi, carissimi fratelli e sorelle. Oggi, infatti, la Basilica della Sacra Famiglia ci accoglie, aprendo le sue porte come braccia spalancate per invitare ciascuno a questo altare, all’ascolto della parola di Dio, che ci costituisce famiglia amata dal Signore, nutrita dalla sua stessa vita nell’Eucaristia. È così che Barcellona, la ciutat comtal, e tutta la Catalogna si radunano in questo tempio, segno di unità e di concordia, e alzano lo sguardo per incontrare il volto di Dio Padre, raggiante nel suo Figlio fatto uomo, Gesù Cristo
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