PONTE DEGLI SPECCHIETTI – 18 ottobre

Provvidenziale

Nel giro di un mese sono tornato due volte nella parrocchia dove sono stato parroco: una volta accompagnando un gruppo di ragazzi che si preparavano a ricevere la Cresima e poi insieme ad alcuni adulti. Normalmente mi attengo alla frase poliziesca: “Non si torna sul luogo del delitto”, nel senso che evito di ritornare nei luoghi in cui ho vissuto, a meno che non ci sia un motivo valido. Pur essendo contento di ritrovare persone con cui ho condiviso pensieri ed esperienze, tendo a stare alla larga per non rischiare di essere d’intralcio.

Il motivo di queste ripetute risalite nel Varesotto, è dovuto ad un’opera artistica che la Provvidenza ha permesso di realizzare per restituire al battistero la giusta importanza.  Nella chiesa di Casciago c’era sì un fonte battesimale, stile acquasantiera, ma non veniva usato. Si preferiva, infatti, una bacinella mobile collocata davanti all’altare. La Provvidenza – ripeto questa parola – ha reso possibile questa complessa operazione, nata dopo un personale percorso spirituale e di studio, durante il quale ho percepito l’importanza e la novità del battesimo cristiano. A dire il vero questo tarlo mi si è conficcato nel cuore tanto che ritorno spesso su espressioni come “vita divina ricevuta in dono”, “stare nel Padre, Figlio, Spirito Santo”, “ricevere la vita dell’Eterno”, “soffio ricevuto che si nutre dei Sacramenti”, “portare il divino nell’umano”…

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI – 11 ottobre

Carlo Acutis a 20 anni

La presenza delle reliquie di san Carlo, ci offre l’occasione di riprendere le parole espresse dal Vescovo Mario in occasione della sua canonizzazione. Le reliquie lasceranno la chiesa di Lavanderie lunedì 12 ottobre dopo la Messa celebrata alle ore 6.30, giorno del ventesimo anniversario della sua morte. Facciamo in modo che questi giorni siano un’occasione preziosa di preghiera. Segnaliamo la proiezione del nuovo film documentario “Carlo Acutis il giovane santo” che si terrà al cinema san Felice giovedì 22 ottobre ore 21.15.

Omelia del vescovo Delpini

  1. Che cosa pensi della città? La città è difficile, la città è problematica, la città attrae con le sue promesse e respinge con la sua durezza, la città è ingiusta, la città è pericolosa, la città ha perso la sua anima, la città è un groviglio di complicazioni, la città è assediata dalla malavita, la città contiene tutti i problemi del mondo. In questa città ha vissuto un ragazzo che da quando ha fatto la prima comunione fino a quindici anni ha pregato tutti i giorni il rosario, ha partecipato alla messa tutti i giorni, ha sostato in chiesa per pregare da solo tutti i giorni. Nella città difficile il Signore continua ad attirare a sé, continua ad aprire autostrade per il cielo, continua a seminare compassione per darsi da fare per i poveri. Si possono dire molte cose della città. Si deve però anche dire che la città è un luogo in cui si può diventare santi.
  1. Che cosa pensi degli adolescenti? L’adolescenza è una età difficile. Le mamme e i papà quando devono parlare delle difficoltà che incontrano con i figli dicono, come una specie di giustificazione: “è un adolescente!”. Di ragazzi e ragazze adolescenti si dice che sono fragili, che hanno dentro una rabbia che li rende aggressivi, che usano i social per esprimere odio e volgarità, che soffrono di disturbi alimentari e che hanno bisogno di terapie e accompagnamenti di specialisti, che sono intrattabili, che si rifugiano in pericolose solitudini e in pericolose compagnie. Qualche anno fa in questa città un ragazzo ha vissuto la sua adolescenza come un tempo per impegnare le sue capacità, le sue risorse, il suo tempo per una voglia di fare il bene, per un gusto per i pensieri alti, per un interesse per il mistero che lo ha segnato fino alla morte. Dell’adolescenza si possono dire molte cose. Si deve però anche dire che l’adolescenza è un tempo adatto per diventare santi.20261011-il-ponte-degli-specchietti

PONTE DEGLI SPECCHIETTI – 4 ottobre

Aria fresca

Potenti, belle e intense le parole del Papa a Metz, città di Robert Schuman, nell’ultimo giorno del suo viaggio in Francia. Sono rimasto colpito da parole che sembrano aria fresca, capaci di far sospirare e rialzare la testa! Lascio a ciascuno la lettura della prima parte del discorso del Papa, limitandomi a riportarne qui la seconda parte. Tralascio anche altre considerazioni su quanto è accaduto a Parigi richiamando soltanto una frase significativa di Leone XIV pronunciata nell’udienza di mercoledì 30 settembre: “Proprio Notre-Dame, con il dramma che ha vissuto, può simbolicamente illuminare tutto questo viaggio apostolico, offrendo una chiave di lettura che riassumerei in una parola: rinascita”. Ecco “l’aria fresca”…

Robert Schuman, che ha conosciuto confini in continua evoluzione, ha contribuito a gettare le basi di un’Europa consapevole dell’urgenza di abbattere i muri che la laceravano. La sua formazione cristiana gli ha trasmesso il valore dell’uguaglianza, senza distinzione di razza o classe sociale, e gli ha insegnato la dignità del lavoro. La successione di diverse sovranità nazionali gli ha impresso l’importanza del diritto internazionale e il valore della parola data. Cresciuto in un contesto in cui l’orgoglio e lo spirito di vendetta sembravano prevalere, Schuman si è impegnato per la pace e la fratellanza tra i popoli che, dopo essersi a lungo combattuti, riconoscevano finalmente di aver bisogno l’uno dell’altro.

Quali sono dunque gli insegnamenti di Robert Schuman per l’Europa e il mondo di oggi? Innanzitutto, un profondo desiderio di pace. Purtroppo, oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova «inutile strage», che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili. E ancora oggi, come nel 1950, le parole contenute nella Dichiarazione Schuman rimangono attuali: «Il contributo che un’Europa organizzata e vivente può dare alla civiltà è indispensabile per mantenere relazioni pacifiche». È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI – 27 SETTEMBRE

Un momento bello

Sabato 19 settembre a Lavanderie si è svolto il terzo incontro dei Consigli pastorali della città, preceduto da buon piatto di polenta. Di seguito, riportiamo, in forma schematica, l’intervento del Vicario di zona che ha illustrato il percorso che ci accompagnerà verso decisioni importanti per le nostre parrocchie.

Si continuerà sulla linea tracciata in questi anni. Ricordiamo le iniziative con momenti liturgici (messa in ottobre, via Crucis cittadina, giornata dei martiri, veglia di Pentecoste, coro cittadino), con momenti formativi (l’itinerario ai ministeri, gli incontri “Credere? parliamone”, la preparazione al matrimonio, il cammino giovani coppie, la preparazione alla cresima degli adulti, e il collegamento tra gli educatori) e con il lavoro del Centro d’Ascolto. Ogni Consiglio Pastorale riprenderà questa traccia di lavoro coinvolgendo, periodicamente, le persone della comunità. Ecco il testo.

Parole del Vicario don Antonio
Dopo il terzo incontro dei consigli pastorali si delineano alcuni compiti da portare avanti come Chiesa di Segrate. La missione della Chiesa non appartiene a una singola persona ma alla comunità tutta che precede l‘arrivo di un ministro e continua anche quando termina il suo servizio.

Consiglio pastorale
Il Consiglio pastorale non è un organismo organizzativo della comunità ma il luogo della condivisione e della corresponsabilità nelle decisioni pastorali.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI – 20 SETTEMBRE 2026

Ape d’oro

Valutiamo con piacere la segnalazione dell’Ape d’oro da parte del Comune, dato quest’anno anche ai volontari giovani e adulti che si occupano dell’oratorio estivo, un’esperienza che coinvolge molte persone che dedicano il proprio tempo in modo totalmente gratuito. La comunità cristiana può così offrire, in cinque parrocchie, questo spazio e questo tempo che intercettano anche il bisogno di molte famiglie della città.

 35-50
Sono numeri che raccolgono una fascia di età, quella dei quarantenni, presenti tra i 35 e 50 anni. Dal 2021 è presente nella parrocchia di santo Stefano questa esperienza, nata per tre specifici motivi. In primo luogo l’obiettivo era unire una fascia di età che si trova alle prese con lavori impegnativi o con le incombenze familiari. Non è possibile chiedere loro particolari impegni in parrocchia (bene quando avviene!).  Perché allora almeno non trovarsi? Su questa prima motivazione ci si è mossi favorendo un incontro quindicinale alla domenica ore 19, prevedendo anche la cena.

La seconda motivazione stava nel mettere insieme persone arrivate da poco nel territorio parrocchiale ma che avevano alle spalle un’esperienza di fede. In terzo luogo si voleva precisare uno spazio di fraternità così che chiunque fosse in ricerca o desideroso di ravvivare la fede, potesse trovare un posto. Succede, infatti, che nascano movimenti interiori oppure che si avverta il bisogno di una condivisione nella spiritualità: dove andare a coltivare questo desiderio? Così l’esperienza “35-50” poteva diventare una iniziativa con un andamento continuativo e, allo stesso tempo, elastico. Nel corso di questi anni molti hanno partecipato, alcuni per un tratto più breve, altri per un periodo più prolungato. Il gruppo è composto da una trentina di persone interessate alla proposta, con una presenza abituale che si attesta attorno alle 20 unità.

Domenica 11 ottobre ore 19 si riprende in oratorio santo Stefano.
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PONTE SPECCHIETTI – 12 SETTEMBRE 2026

Attraversare il ponte

Riprende il “ponte degli specchietti”, salutando con gratitudine la riapertura del “Ponte” vero che congiunge Segrate con Novegro e San Felice. Dopo due mesi di lavoro che hanno costretto molti di noi a cambiare percorso per superare la ferrovia, abbiamo tirato un bel respiro tornando a passare su quella strada, apprezzando il lavoro svolto e soprattutto la velocità di percorrenza tra quartieri vicini. Un sollievo, un segno di normalità ritrovata. La chiusura del ponte è avvenuta il 6 luglio, appena tre giorni dopo la morte improvvisa di don Felice. Venerdì 3 luglio infatti, mentre si preparava a celebrare la Messa, un attacco di cuore lo ha colpito in modo fulmineo, portandolo alla morte, avvenuta al Monzino verso le ore 20. Martedì 7 luglio abbiamo celebrato il suo funerale, “passaggio pasquale”, insieme a persone giunte da Milano, Siziano, Cesano Boscone e Pioltello. I fedeli di San Felice, Novegro e Santo Stefano si sono raccolti nella liturgia presieduta dal vicario don Antonio Novazzi e da diversi sacerdoti. Il vescovo Delpini pur non potendo presiedere la celebrazione è venuto per sostare in preghiera davanti alla salma. Il Vicario ha voluto che fosse don Norberto a tenere l’omelia, anche per l’amicizia che li legava fin dal 1980.Trascriviamo il testo, preso dagli appunti.

Nell’omelia il saluto a don Felice

In ogni messa si inizia con il segno della croce e con un augurio di pace. E’ la pace di Pasqua che è “per voi discepoli” e per quelli che sarebbero venuti. Questo è già un primo richiamo che ci viene offerto da un Felice sacerdote che, dal 1975, così ha salutato ragazzi, giovani, adulti e anziani nelle comunità dove è stato, fino al 2 luglio ultima messa celebrata. Ci viene rivolto un augurio di pace buono perché viene da Gesù risorto, Figlio del Padre, benevolo, di cui il nostro amico prete conosceva i tratti.

E’ sempre il prete che chiede per lui e per tutti i presenti di riconoscersi peccatori, portatori di male. La Chiesa educa a questo. Perché riconoscere il peccato in noi e in quei luoghi dove c’è ingiustizia che causa povertà, morte, odio, disprezzo? Anche il don sapeva che bastava riconoscerlo, perché il peccato perdesse il legame con il Maligno. Infatti il diavolo non vuole che noi ci riconosciamo tali, quindi aperti ad una salvezza e all’aiuto di Dio. In fondo siamo tutti obesi per il peccato che ci portiamo nel cuore sia chi celebra, sia il popolo di Dio. Kyrie eleison. Sappiamo di uscire dai chiari contorni che riceviamo quando diventiamo figli di Dio, perché battezzati. Quando è così, aumenta il volume dell’egoismo che ci rende pesanti e anche un po’ sformati. Kyrie eleison. Riconoscendoci tali invece, si torna piccoli, con quel carattere gioioso di bambino, che abbiamo riconosciuto anche nel nostro don Felice.

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PONTE DEGLI SPECCHIETI n. 67

IL PONTE CHIUDE

Così, mentre il “foglio di comunicazione” delle nostre parrocchie va in meritato riposo, il ponte di via Morandi chiuderà non per riposare, ma per ricevere una adeguata manutenzione. Anche lui ha diritto ad una “riguardatina” con tutto il lavoro che fa ogni giorno. È infatti un passaggio utile e indispensabile per entrare in Segrate o per raggiungere dal centro cittadino i quartieri di San Felice e Novegro.

Quando abbiamo visti i cartelli gialli che segnalavano la chiusura del ponte degli specchietti per due mesi, il primo pensiero è stato: “Come farò a passare dall’altra parte?”. La mente è corsa subito alle alternative: la strada verso Rubattino oppure verso Pioltello. Il secondo pensiero è diventato: “Meno male che il lavoro viene fatto in estate”. L’attenzione, in questo caso, va agli orari di punta del mattino e della sera. Così, chiudendo il ponte degli specchietti, riscopriamo il valore di questa importante via di comunicazione.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n.66

Sulla strada nuova

Credo che tutti abbiano avuto una bella sensazione percorrendo in macchina la nuova strada che, dal tunnel di Pioltello, porta a Segrate. Non è ancora il tragitto completo, ma segna comunque la fine di un lungo periodo di lavori che ha portato rallentamenti sulla Cassanese e non solo. Manca ancora il tratto che si congiungerà alla tangenziale già da anni pronta ma, pare, ormai imminente.

Nei pochi anni vissuti qui ho sperimentato le difficoltà negli spostamenti, accettandoli nella speranza di un vero miglioramento. Solo a lavori conclusi si potrà capire fino in fondo il valore della progettazione e dell’esecuzione di una arteria che cambierà il volto della città. Pensare, scavare, progettare, discutere, traportare macerie, gettare cemento, asfaltare, mettere le segnaletiche ecc. ecc. è l’insieme di un lavoro che si apprezzerà solo alla fine, dimenticando i disagi provati per molti mesi.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 65

Andare a Barcellona

Mi spiace non essere mai andato a Barcellona e non aver mai potuto visitare la Sagrada Familia. Chi l’ha vista racconta con entusiasmo il senso di meraviglia che suscita, la bellezza che porta la firma del venerabile Gaudì e il fascino del lavoro dello scultore giapponese Etsurō Sotoo che, “convertito” proprio grazie a questa opera, ora prosegue nel suo lavoro artistico. La presenza in questi giorni del Papa con la benedizione della Torre di Gesù – la guglia più alta – mi obbliga… a fare un fioretto: entro il prossimo anno andare a vederla e a pregare lì. Magari vedremo di organizzare un pellegrinaggio per concretizzare questo desiderio. Prendo così lo spunto – visto che in questo periodo le iniziative parrocchiali sono poche, a parte l’oratorio estivo – per ascoltare le parole di Leone XIV

«O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra». Con la lode di questo Salmo, così pieno di gioia e stupore, saluto tutti voi, carissimi fratelli e sorelle. Oggi, infatti, la Basilica della Sacra Famiglia ci accoglie, aprendo le sue porte come braccia spalancate per invitare ciascuno a questo altare, all’ascolto della parola di Dio, che ci costituisce famiglia amata dal Signore, nutrita dalla sua stessa vita nell’Eucaristia. È così che Barcellona, la ciutat comtal, e tutta la Catalogna si radunano in questo tempio, segno di unità e di concordia, e alzano lo sguardo per incontrare il volto di Dio Padre, raggiante nel suo Figlio fatto uomo, Gesù Cristo

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n.64

Il colore cambia

L’attuale giorno di Pentecoste non ha bisogno di essere spiegato e riscoperto perché… sappiamo tutti di cosa stiamo parlando!  Dopo la Pasqua, la Pentecoste è la grande solennità che possiamo collocare al secondo posto tra le grandi feste cristiane, accanto al Natale, all’Epifania e al mistero dell’Ascensione. Ci basti ricordare il completamento dell’azione di Gesù nella Pasqua, lasciandoci quel dono che ci innesta nella relazione viva con Dio, possedendo la sua stessa vita, il fiato divino. Con la Pentecoste inizia una nuova incarnazione, quella dello Spirito Santo nel corpo dei credenti, nella Chiesa che ovviamente non coincide con lo stato del Vaticano!

Infine ci basti osservare il cambiamento del colore liturgico, che dal bianco passa al rosso. Questo colore ci accompagnerà fino alla festa della Dedicazione del Duomo (il 18 ottobre) attraverso un itinerario lungo e interessante. Si spegnerà inoltre il cero acceso nella veglia pasquale. Verrà riacceso solo in occasione dei il battesimi dei bambini e dei funerali, ingresso nel Regno.

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