PONTE DEGLI SPECCHIETTI n.3

Parlare del Diavolo

Era il 1972 quando Paolo VI creò scompiglio, anche in campo cattolico, per avere detto queste parole: «Il male, il peccato c’è ed è occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa». Aveva la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio».

Riandando a notizie di quell’epoca ho trovato quanto un noto giornalista della Stampa sentenziò: «Se Paolo VI crede al diavolo, ogni discorso con questo mondo che è il nostro mondo, il mondo moderno – diventa difficilissimo, per non dire impossibile» (Vittorio Gorresio). Ero alla superiori e ricordo un senso di “medioevale” (in forma negativo) nell’accennare all’esistenza del Diavolo da parte del Papa.  Mi accodavo anche io, da giovane, alla mentalità desacralizzante che c’era in quegli anni nei confronti della Chiesa pur nel vento del Concilio. Solo con il tempo riuscii a capire la portata di quelle parole che tocca coscienze, il mondo e la Chiesa.

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