E la porta si aprì
Ogni venticinque anni a Natale, nella basilica di San Pietro a Roma, viene aperta la porta santa, dando così inizio all’anno giubilare.
Per molte persone, questa potrebbe essere l’ultima volta che prenderanno parte a tale evento. Anche io sarò tra costoro, avendo partecipato da ventenne al giubileo del 1975, poi da prete al giubileo straordinario del 1983, poi a quello del 2000 e, da ultimo, al giubileo straordinario indetto da papa Francesco nel 2015. Molti avranno modo di viverne altri: coloro che nasceranno quest’anno saranno giovani nel 2050, data del successivo giubileo.
Natale, con una porta che si apre, ha un grande valore simbolico. Non è tanto il gesto del Papa che batte tre volte sulla porta perché si apra, ad essere significativo; non è neppure l’evento che è diventato mediatico dal 2000 quando venne ripreso l’anziano Giovanni Paolo II con un piviale originale, ad avere un peso. La nascita di Gesù è la vera porta santa! La decisione di Dio di intervenite di persona, nella vergine Maria, è l’apertura del mondo divino che, come una porta antipanico, si spalanca solo dal di dentro.
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