PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 45

Essere dottore della Chiesa

Non tutti possono vantare questo titolo. Si tratta di un riconoscimento che la Chiesa conferisce a persone (uomo o donna) che hanno rivelato, nella loro vita e nei loro scritti, la ricchezza del messaggio cristiano. Ricordo il momento in cui Papa Giovanni Paolo II annunciò che Teresa di Lisieux sarebbe diventata Dottore della Chiesa nell’ottobre 1997. Ci fu un’esultanza nel parco di Longchamp a Parigi, durante la GMG nell’agosto di quell’anno anche se, molti non capirono appieno il significato di quell’annuncio. Per chi conosceva la “Teresina” fu un sussulto. Si riconosceva in lei, giovane carmelitana morta a 24 anni, negli scritti e soprattutto in “Storia di un’anima”, una espansione del vangelo.

Ecco ora san John Henry Newman che Leone XIII creò cardinale nel 1879, Benedetto XVI lo beatificò, papa Francesco lo ha canonizzato, infine Papa Leone XIV lo ha proclamato Dottore della Chiesa sabato 1° novembre di questo anno. La sua figura non mi è indifferente avendo un po’ approfondito (il suo percorso di vita interiore che lo ha portato a convertirsi al cattolicesimo dopo l’appartenenza alla Chiesa anglicana. Lo considero uno di quei santi “simpatici”, per indicare un feeling speciale che si viene a creare con alcuni santi Sono 38 i Dottori della Chiesa che hanno questo titolo.  Chissà se in futuro anche il cardinal Martini potrà ottenere questo titolo avendo dato grande impulso nella sua vita e nei suoi interventi alla centralità della Parola di Dio, nutrimento continuo per chi non lo ha mai incontrato, ma che trova nei suoi scritti una grande ricchezza.  Don Norberto

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