Quanto “ben di Dio”!
Si cerca di dare più importanza al tempo pasquale che si conclude oggi con la Pentecoste. Ci si chiede: perché si valorizza soprattutto l’Avvento che porta al Natale o la Quaresima che porta al Triduo? E il tempo pasquale? Perché quel periodo, che fa eco al grido della resurrezione, viene lasciato… in seconda fila?
La pratica cristiana colloca in questo tempo la celebrazione di diversi sacramenti quasi che, con l’arrivo della stagione primaverile, questi momenti siano più adeguati. Se rimaniamo invece sul “senso dell’eco della Pasqua”, ci rendiamo conto che questo è proprio il tempo giusto per vivere i gesti in cui incontrare la presenza viva del Signore risorto.
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Mi permetto di farvi i miei auguri perché non appartengo ai libri di storia. Se così fosse invierei gli “auguri possi”. Di per sè non è una forma italiana corretta perché, nel dialetto lombardo, “poss” significa “raffermo”, come il classico “pan poss”. Invierei, quindi, auguri triti e ritriti.