Io non ho vizi!
Nell’anno del giubileo facciamo un esperimento: suggeriamo, senza un ordine prestabilito, il confronto con i vizi capitali che l’antica spiritualità cristiana ha indicato nella descrizione che ne fa Evagrio Pontico (ognuno cerchi su internet). Si parla degli otto vizi capitali: gola, lussuria, avarizia, ira, tristezza, accidia, vanagloria, superbia. La prossima domenica il vizio capitale dell’ira. Verificheremo… “se abbiamo o no i vizi”.
Il cuore dell’uomo cerca tante cose, ma un desiderio accomuna ogni essere umano. Oggi più di ieri siamo indotti a pensare che saremo pienamente felici quando il bisogno di piacere, gratificazione e riconoscimento sarà colmato. Un sollievo momentaneo a un prurito di fondo che “gratta gratta” la nostra anima. In qualità di cristiani e non, dimentichiamo di essere stati creati a immagine e somiglianza di un Dio che è amore (Gv 4,16): amare ed essere amati contraddistingue e rende davvero piena la vita di un uomo e una donna. Non si tratta di un banale “volemose bene” o edulcorare la realtà, ma di nutrire oltre a bisogni fisici e psicologici, il bisogno di verità, il bisogno di rapporti veri, la ricerca di Dio. Un po’ più nel profondo. In una versione rivisitata potremmo semplificare con “amo ergo sum”, la via che conduce alla gioia (Rimanete nel mio amore perché la vostra gioia sia piena Gv,15,9).
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