Ceneri
Ormai il termine “ceneri” è diventato quasi esclusivamente un linguaggio da pompe funebri. Dopo la cremazione, infatti, l’urna contenente le ceneri del defunto viene portata al cimitero, in attesa di essere deposta nel loculo, con la possibilità – per chi lo desidera – di ricevere la benedizione da parte del sacerdote.
L’antico detto biblico “polvere sei e in polvere ritornerai” continua invece a ricordarci la fragilità e l’incostanza della vita umana che, se confrontata con il corso della storia, sembra ridursi a ben poco. Eppure quella cenere che conserviamo dei nostri cari – ottenuta attraverso la cremazione che anticipa ciò che la natura compirebbe comunque – richiama la presenza “di qualcuno” che ha camminato su questa terra: un figlio, un marito, una moglie, un padre, una madre, un amico. Le voci registrate, gli innumerevoli video o le fotografie contribuiscono a mantenere viva la memoria eppure le ceneri hanno un impatto più forte. Sono tracce di una storia viva. Per questo il cimitero, pur nel cambiamento culturale, possiede un grande valore. La Chiesa conserva il termine “ceneri” nel proprio calendario liturgico, indicando con il “mercoledì delle ceneri” l’inizio della quaresima (nel rito romano). Di conseguenza, il giorno precedente diventa il “martedì grasso” con il suo tradizionale clima di carnevale.
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