PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 60

“Roba bella”

Nella liturgia ricorre spesso il termine “mistero” e immediatamente il pensiero corre verso ciò che non si conosce (“è un mistero”) oppure a qualcosa di oscuro come quando si accenna “ai misteri del Vaticano”. Le nostre mamme ci insegnavano a pregare recitando “i misteri del santo rosario”. A messa poi sentiamo dire: “Prima di accostarci ai santi misteri riconosciamo i nostri peccati”.  Precisiamo in modo molto sintetico: si tratta di quell’azione divina che è penetrata nella sfera materiale – il divino che si unisce nell’umano, il cielo nella terra – e che si muove sempre, perché il male e la morte non sono riusciti a bloccarla.

Si comprende così l’espressione “mistero pasquale”: nella resurrezione, Dio si svela come amore incondizionato, un amore che passa in noi attraverso la materia dell’acqua, dell’olio, del pane e persino attraverso la materia del peccato: questo è il grande dono dei sacramenti! Quando siamo nella liturgia, entriamo così nel “mistero di Cristo”, un mistero che si compirà pienamente oltre la nostra morte e alla fine dei tempi. Siamo anche nel “mistero della Chiesa”, una realtà di alto spessore e che… non ha nulla a che vedere con il Vaticano! Quante volte si usa il vocabolo “mistero” senza accorgerci! Quando parliamo infine dei “misteri del rosario”, ci riferiamo semplicemente ai momenti di questa azione di Dio che meditiamo mentre scorrono i grani delle Ave Maria. Per la cronaca, il termine “mistero” può così sovrapporsi alla parola “sacramento”.

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