PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 57

Ceneri

Ormai il termine “ceneri” è diventato quasi esclusivamente un linguaggio da pompe funebri. Dopo la cremazione, infatti, l’urna contenente le ceneri del defunto viene portata al cimitero, in attesa di essere deposta nel loculo, con la possibilità – per chi lo desidera – di ricevere la benedizione da parte del sacerdote.

L’antico detto biblico polvere sei e in polvere ritornerai” continua invece a ricordarci la fragilità e l’incostanza della vita umana che, se confrontata con il corso della storia, sembra ridursi a ben poco. Eppure quella cenere che conserviamo dei nostri cari – ottenuta attraverso la cremazione che anticipa ciò che la natura compirebbe comunque – richiama la presenza “di qualcuno” che ha camminato su questa terra: un figlio, un marito, una moglie, un padre, una madre, un amico. Le voci registrate, gli innumerevoli video o le fotografie contribuiscono a mantenere viva la memoria eppure le ceneri hanno un impatto più forte. Sono tracce di una storia viva. Per questo il cimitero, pur nel cambiamento culturale, possiede un grande valore. La Chiesa conserva il termine “ceneri” nel proprio calendario liturgico, indicando con il “mercoledì delle ceneri” l’inizio della quaresima (nel rito romano). Di conseguenza, il giorno precedente diventa il “martedì grasso” con il suo tradizionale clima di carnevale.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 56

La neve e il silenzio

C’è la neve dei disagi sulle strade e c’è la neve da spalare davanti agli ingressi delle case. C’è la neve che imbianca le colline del Varesotto e crea preoccupazione quando ci si deve spostare tra salite e discese. C’è la neve dello sport che sta impegnando il nostro paese e gli atleti arrivati da tutto il mondo. C’è la neve naturale che ammiriamo sulle Grigne, sul Rosa o sulle Alpi oltre le montagne bergamasche e lecchesi. C’è la neve sparata per far funzionare gli impianti e l’economia magari prosciugando i bacini d’acqua. C’è la neve che bagna vestiti, piedi e guanti. C’è la neve dei bambini o di noi adulti che torniamo bambini tra un pupazzo e l’altro, tra una palla e l’altra.

E poi c’è la neve del silenzio. Nelle abitazioni delle mie precedenti parrocchie di Busto Arsizio e di Casciago si era un po’ distanti dalla strada e, quando arrivava una nevicata (non sempre seguivo le previsioni), aprendo le persiane, si avvertiva subito uno strano silenzio. La neve porta con sé il silenzio: arriva nella notte e te ne accorgi solo al mattino. E’ un silenzio particolare, perché quando la neve è abbondante assorbe i rumori abituali. Basta mettere i piedi sul manto bianco appena fuori casa o in un prato per sentirlo: il silenzio della neve.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 54

Con gli occhi del vecchio

Noi celebriamo la festa della famiglia di Nazareth l’ultima domenica di gennaio, mentre nel rito romano si celebra la domenica dopo Natale. Il vangelo di quest’anno è lo stesso che ascolteremo il prossimo 2 febbraio, festa della Presentazione al tempio di Gesù a quaranta giorni dopo il Natale: bella occasione! E’ una piccola annotazione che si può fare ogni tre anni e che ci permette di stare negli occhi di Simeone, nelle parole del vecchio, nelle orecchie di chi attendeva, nelle mani di colui che avrebbe tenuto in braccio il Figlio dell’Altissimo.

Potrebbe essere utile lasciarci accompagnare, in questa settimana, proprio da questo visionario. Non perché fosse “fuori di testa”, ma perché aveva scelto di credere fino in fondo alla promessa ricevuta dallo Spirito Santo, quella di “poter vedere il Messia prima di incontrare la morte”. Sarà bene ricordare che, dopo la resurrezione del Signore, anche noi – in un senso reale – teniamo tra le mani lo stesso Amore.  Non più nella fragilità di un bambino, ma nella povertà di un po’ di farina e acqua, dove si nasconde la luminosità di questa esperienza. La prossima domenica, nella festa che la tradizione chiama “candelora”, verrà consegnato un lume da portare a casa e lasciare acceso per tutta la giornata di lunedì 2 febbraio.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 55

Domenica 1 febbraio

Siamo soliti valorizzare la giornata della vita nella prima domenica di febbraio. Un’occasione per riconosce in modo particolare il lavoro del Centro Aiuto della Vita, attivo in Italia dal 1975 grazie soprattutto all’impulso di Carlo Casini (avvocato e più volte deputato per il quale di recente si è aperta la causa di beatificazione). Il CAV opera a Cernusco o in altre località per sostenere la vita nascente, affinché, nel momento della scelta se accogliere o meno un bambino, nessuna donna si trovi sola o in condizioni di povertà. Il sostegno e l’aiuto offerto hanno portato così molte donne a scegliere di portare avanti la gravidanza, donando al loro piccolo la possibilità di nascere. La vendita delle primule all’uscita delle chiese contribuisce a creare un fondo di aiuto per i CAV che operano sul territorio. Riportiamo una parte del messaggio della Conferenza Episcopale Italiana dal titolo: “Prima i bambini”.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 53

Una bella prospettiva

Papa Leone ha comunicato che proporrà una rilettura del Concilio Vaticano II durante le catechesi del mercoledì. Scelta più che ottima! Per molti il Concilio è un evento storico lontano, quasi sconosciuto, eppure, appena sessanta anni fa, si apriva per la Chiesa un grande squarcio di luce.

Ero bambino quando Papa Giovanni convocò il Concilio, in quel clima particolare del dopo guerra. Quasi nessuno dei protagonisti di allora è ancora in vita. Era un periodo culturalmente effervescente, che avrebbe generato vari movimenti di liberazione. La Chiesa, istituzione ben radicata soprattutto in Europa, avvertiva al suo interno il desiderio di tornare alle origini, di dare valore alla Parola di Dio, di dare concretezza al movimento liturgico che si stava sviluppando dall’inizio del secolo, di aprire un dialogo nuovo con il mondo.

I vescovi furono convocati, con uno sforzo organizzativo enorme. La maggior parte di loro non si conosceva e accordarsi fu un’impresa molto complessa. Grandi incontri fatti in più sessioni segnarono l’inizio di un percorso di cui noi siamo gli eredi, perché la Chiesa di oggi è frutto di quella stagione. Successivamente venne il “post concilio” con il suo entusiasmo ma anche con le interpretazioni talvolta parziali dei documenti promulgati.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n.52

F come fiducia

Riprendiamo ciò che viene riportato dal sito della casa editrice che promuove lo sviluppo della lingua italiana. L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani dopo “rispetto” nel 2024, ha scelto “fiducia” come parola dell’anno del 2025 per la sua attualità e rilevanza sociale. In un anno segnato da incertezze geopolitiche e sociali, la fiducia emerge come risposta essenziale al diffuso bisogno di guardare al futuro con aspettative positive. Questo desiderio si fonda sulla forza delle relazioni umane: sviluppare legami solidi, affidabili e duraturi non solo tra individui, ma anche tra i cittadini e le istituzioni.

Nelle sue diverse accezioni, la parola “fiducia” è un concetto fondamentale per l’esperienza umana perché pone in risalto la dimensione relazionale dell’individuo, manifestandosi nell’ambito personale (fiducia in sé stessi) e in quello comunitario (fiducia nel prossimo, nella comunità, nella società). Essa implica sempre la percezione e il riconoscimento di un legame o di una situazione come affidabile.

Il Dizionario dell’italiano Treccani 100 definisce la fiducia come «l’atteggiamento di tranquilla sicurezza che nasce da una valutazione positiva di una persona o di un gruppo di persone, verso altri o verso sé stessi». La scelta di Treccani tiene conto anche dell’indicazione espressa da molti giovani utenti: “fiducia” è risultata una delle parole più cliccate sul portale e quella con il più alto incremento percentuale rispetto all’anno precedente. Per questo Treccani invita a considerarla non solo un sentimento, ma una pratica quotidiana: un patrimonio condiviso che nutre il vivere insieme. 

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 51

Santi Innocenti

La liturgia ambrosiana tiene unite tre feste immediatamente dopo il Natale del Signore che, quando cadono di domenica, vengono valorizzate in modo specifico: la festa di santo Stefano, quella di san Giovanni evangelista e, appunto questa domenica dedicata ai santi Innocenti.

Sangue e urla, dolore e strazio, violenza assurda e pianto senza speranza: che cosa c’è da festeggiare? Occorre ricordare che, nei paesi dove vige la logica della guerra e delle armi, si percepisce che questo male non abbia fine e, soprattutto, non abbia tempo, perché continua a riprodursi senza sosta. Male oggi e male allora, contro quel Bambino e contro quei bambini. Gesù scappa, la santa famiglia fugge in Egitto, richiamo a quella schiavitù vissuta dal popolo prima dell’arrivo di Mosè. Per ora “schiva” l’uccisione, per prepararsi al tempo in cui si offrirà al carnefice, incarnazione del male cosmico: ci sarà un sangue che ponga fine all’odio.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 50

Prima Maria

Siamo nel cuore della novena di Natale, con la solennità tipicamente ambrosiana della “Divina maternità di Maria”, la domenica dell’Incarnazione. Nel rito romano questo richiamo è collocato al 1° gennaio. Una domenica nella sua bellezza suprema perché Maria è donna, perché è madre, perché è vergine, perché “di Dio”.

Parole che comprendiamo separando e distinguendo in ruoli e in situazione, ma che trovano unità nel termine “donna” che tutto raccoglie e custodisce. La tradizione ha poi aggiunto altri aggettivi rivolti alla Madonna come quelli che troviamo nelle litanie del rosario. In Maria tutto diventa un’unica persona: ogni termine acquista valore perché rimane intrecciato con gli altri nomi. Ciò che ci appare così strano in Maria, proprio “perché di Dio”, trova la sua originalità. È invito, oggi, a fermare lo sguardo sul presepio e a contemplare soprattutto la statuina di Maria, illuminata in tutte le sue luci.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 49

Quasi alla fine dell’avvento

Siamo ormai nella quinta settimana di avvento e ci accorgiamo che… è già Natale! Nella vita spirituale, come nelle feste, capita di concentrare l’attenzione agli ultimi preparativi.

La Chiesa ambrosiana introduce una preparazione immediata (popolarmente chiamata “novena”) che inizia martedì 16 dicembre con la commemorazione dell’annuncio dell’angelo a Giuseppe e prosegue, dal 17 dicembre, con le “ferie prenatalizie dell’accolto”. Suggeriamo allora di seguire la liturgia o il foglio della novena ”fai da te”, disponibile in chiesa. Anche il momento per la Confessione segna l’imminenza della festa: mercoledì 17 dicembre ci sarà disponibilità tutto il giorno in chiesa a Santo Stefano (altri orari sono riportati sul retro del foglio).

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 48

Domenica e lunedì

Domenica 7 dicembre è anche la festa di sant’Ambrogio (anche se la liturgia lo ricorda il giorno 6); lunedì invece si celebra la festa dell’Immacolata. Due giorni sempre vicini che rendono naturale parlare del “ponte” dell’Immacolata o di sant’Ambrogio, offrendo così un breve periodo di vacanza all’insegna di due importanti richiami religiosi. Memore di un recente momento vissuto proprio nella basilica di sant’Ambrogio, ecco ciò che di lui scrive sant’Agostino nelle Confessioni:

Arrivai a Milano dal vescovo Ambrogio, noto a tutto il mondo come uno dei migliori, tuo devoto cultore la cui eloquenza dispensava allora con vigore al tuo popolo il fiore del tuo frumento e la gioia del tuo olio e la sobria ebbrezza del tuo vino. A lui eri tu a guidarmi, inconsapevole, perché da lui fossi consapevolmente guidato a te.

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