Una bella prospettiva
Papa Leone ha comunicato che proporrà una rilettura del Concilio Vaticano II durante le catechesi del mercoledì. Scelta più che ottima! Per molti il Concilio è un evento storico lontano, quasi sconosciuto, eppure, appena sessanta anni fa, si apriva per la Chiesa un grande squarcio di luce.
Ero bambino quando Papa Giovanni convocò il Concilio, in quel clima particolare del dopo guerra. Quasi nessuno dei protagonisti di allora è ancora in vita. Era un periodo culturalmente effervescente, che avrebbe generato vari movimenti di liberazione. La Chiesa, istituzione ben radicata soprattutto in Europa, avvertiva al suo interno il desiderio di tornare alle origini, di dare valore alla Parola di Dio, di dare concretezza al movimento liturgico che si stava sviluppando dall’inizio del secolo, di aprire un dialogo nuovo con il mondo.
I vescovi furono convocati, con uno sforzo organizzativo enorme. La maggior parte di loro non si conosceva e accordarsi fu un’impresa molto complessa. Grandi incontri fatti in più sessioni segnarono l’inizio di un percorso di cui noi siamo gli eredi, perché la Chiesa di oggi è frutto di quella stagione. Successivamente venne il “post concilio” con il suo entusiasmo ma anche con le interpretazioni talvolta parziali dei documenti promulgati.
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Non tutti possono vantare questo titolo. Si tratta di un riconoscimento che la Chiesa conferisce a persone (uomo o donna) che hanno rivelato, nella loro vita e nei loro scritti, la ricchezza del messaggio cristiano. Ricordo il momento in cui Papa Giovanni Paolo II annunciò che Teresa di Lisieux sarebbe diventata Dottore della Chiesa nell’ottobre 1997. Ci fu un’esultanza nel parco di Longchamp a Parigi, durante la GMG nell’agosto di quell’anno anche se, molti non capirono appieno il significato di quell’annuncio. Per chi conosceva la “Teresina” fu un sussulto. Si riconosceva in lei, giovane carmelitana morta a 24 anni, negli scritti e soprattutto in “Storia di un’anima”, una espansione del vangelo.