Giovedì 20 novembre il Papa si è recato ad Assisi per la conclusione della Assemblea generale dei vescovi. Ecco le indicazioni: non si scappa!
Ringrazio vivamente il Cardinale Presidente per le parole di saluto che mi ha rivolto e per l’invito a essere con voi oggi per concludere l’81ª Assemblea Generale.Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati. La ragione del nostro essere qui, infatti, è la fede in Lui, crocifisso e risorto. Abbiamo più che mai bisogno «di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma». E questo vale prima di tutto per noi: ripartire dall’atto di fede che ci fa riconoscere in Cristo il Salvatore e che si declina in tutti gli ambiti della vita quotidiana.
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Non tutti possono vantare questo titolo. Si tratta di un riconoscimento che la Chiesa conferisce a persone (uomo o donna) che hanno rivelato, nella loro vita e nei loro scritti, la ricchezza del messaggio cristiano. Ricordo il momento in cui Papa Giovanni Paolo II annunciò che Teresa di Lisieux sarebbe diventata Dottore della Chiesa nell’ottobre 1997. Ci fu un’esultanza nel parco di Longchamp a Parigi, durante la GMG nell’agosto di quell’anno anche se, molti non capirono appieno il significato di quell’annuncio. Per chi conosceva la “Teresina” fu un sussulto. Si riconosceva in lei, giovane carmelitana morta a 24 anni, negli scritti e soprattutto in “Storia di un’anima”, una espansione del vangelo.