PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 37

Riposo e le due campate

Rovente è il caldo di questo fine giugno, ma ormai ci stiamo abituando alla… “bollino rosso d’estate”. Si boccheggia, ci si difende con l’aria condizionata, con bevande dissetanti e cibi freschi. Anche il Ponte degli specchietti sente il caldo, non solo perché vede passare macchine, moto e biciclette con persone segnate dal sudore ma anche perché la testata giornalistica, che unisce le nostre tre parrocchie, avverte la stanchezza dell’anno.

Ben venga allora la vacanza, favorendo la sosta, la calma, la freschezza del riposo. Anche coloro che hanno prestato il tempo e servizio dell’oratorio estivo potranno tirare il fiato. Ognuno possa “staccare la spina”, si dice, al fine di ritrovare il proprio corpo e la propria anima, aiutato da un sentiero, dall’amicizia con personaggi di un romanzo, da una lunga nuotata, da un riposo che non controlla l’orologio, dalla bellezza di un panorama o di una città d’arte. Lasciamo due piccole “campate” di questo “Ponte che va in vacanza”, proiettandoci in avanti, verso il dopo ferie.

La prima “campata” riguarda la parrocchia dei santi Carlo e Anna nel quartiere San Felice. Due articoli riportano, da una parte la verifica della festa patronale da poco vissuta e dall’altra pensieri del simpatico incontro con i sacerdoti che hanno lavorato in parrocchia. Piccole annotazioni in vista del cinquantesimo anniversario di fondazione della parrocchia e del quartiere.

La seconda si riferisce alla festa di san Rocco che coinvolge, dal 7 al 15 settembre, la parrocchia di Santo Stefano e un po’ le altre parrocchie di Segrate. Si segnala la proposta cittadina di rosario serale all’interno del cimitero, lunedì 8 settembre. Martedì 9 saremo in pellegrinaggio all’abbazia di Piona e al santuario di Lezzeno nel comune di Bellano. Proporremo, inoltre, per quest’anno, sabato 13 settembre, un concerto in chiesa con i solisti e il coro di “Ars Cantus”.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 36

Rendersi conto

Siamo sempre immersi nella preghiera ed è proprio usando la preposizione “nella”, che indichiamo una relazione oggettiva con il Padre, con Gesù, Dio Amore.

Questa semplice considerazione esprime l’aspetto innovativo e particolare del cristianesimo rispetto ad altre lodevoli forme religiose. Se noi siamo in Dio e Dio è in noi, possiamo sentirci anche solo per un minuto “fuori” da questo legame? Ovviamente no, eppure dimenticanza e superficialità talvolta lo rendono possibile. Abbiamo però un segno chiaro e bello, forse anche ovvio, che ci può aiutare e che consiste nella chiesa aperta con una lampada rossa che ci obbliga a fermarci. “Passare in chiesa”, fermandoci, è il modo per realmente valorizzare questo legame in cui siamo stati immessi. La solennità del Corpus Domini celebrata lo scorso giovedì e la festa del Cuore di Gesù, che cade venerdì 27 giugno, sono indicazioni liturgiche che ci possono venire in aiuto.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n.35

Twitter cristiano

“Poche parole per dire tanto,” così chi ha inventato twitter ha permesso agli utenti di pubblicare semplici messaggi per un massimo di 280 caratteri. I cristiani hanno sempre cercato una sintesi che esprimesse l’originalità della esperienza cristiana e così hanno inventato il “twitter ante litteram” che si riassume “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo”, insieme al gesto della mano che copre il corpo. La proposta che il Signore è venuto a proporci sta in questo: “Sapendo che Dio è una relazione di amore, perché così ve ne ho parlato, volete anche voi essere parte di questa relazione?”. Alla risposta “Sì, lo voglio” si chiude il cerchio.

Una risposta che si sente per la prima volta al Battesimo e via via si conferma nei sacramenti unici, come la Cresima, il Matrimonio e l’Ordine sacro, e anche nei sacramenti ripetuti come l’Eucarestia, la Confessione, il Sacramento degli infermi. Fu prima il concilio di Nicea (di cui si festeggia quest’anno il 1700° anno) e poi quello di Costantinopoli a sintetizzare tutto, contrastando la famosa eresia di Ario che metteva in dubbio la divinità di Gesù e il legame della Santissima Trinità. Ma troppo  bello il concentrato di ciò in cui siamo e viviamo!

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 34

Festa a San Felice

Nei prossimi giorni e precisamente da martedì 3 giugno a lunedì 9 giugno ricorre la festa del quartiere San Felice di cui la parrocchia si è fatta promotrice; ci saranno vari momenti di incontro e di ritrovo che troverete riportati sull’apposita locandina. In particolare segnaliamo martedì 3 giugno alle ore 16.30, presso la portineria centrale di San Felice, l’incontro con Edoardo Zin, esperto italiano della figura di Robert Schuman e medaglia d’oro al merito europeo. Tema: “Robert Schuman padre dell’Europa, dal cui intervento il 9 maggio 1950, prende avvio la Comunità europea”. Domenica 8 giugno nella Messa delle ore 11 ricorderemo il 50° anniversario di ordinazione sacerdotale di don Felice (sospesa la messa delle 10 e delle 11.30).

A Roma e a Manoppello

Perché si fa ancora il giubileo? Che cosa ha a che fare con la vita delle persone? Due parole chiave: pellegrinaggio e porta. Il primo messaggio trasmesso dal don, è che il nostro è un pellegrinaggio con una dimensione comunitaria che richiama un cammino, un itinerario di fede. Giungiamo a Roma, giovedì 22 maggio nel primo pomeriggio e il momento più emozionante è l’ingresso dalla porta santa della basilica di Santa Maria Maggiore, per invocare la Madonna e per rendere omaggio alla tomba di Papa Francesco: la sobrietà della sepoltura rappresenta veramente la sua vita.

Patto delle catacombe

Vale la pena portare a conoscenza di tutti il “patto delle catacombe” stipulato da circa 40 vescovi (poi sottoscritto da altri vescovi) che stavano vivendo l’ultima sessione del Concilio Vaticano II. La recente presenza di un nutrito gruppo di pellegrini alle catacombe di san Callisto nel cui spazio sepolcrale abbiamo celebrato l’eucarestia, ha permesso di portare in luce parole che stavano delineando una “Chiesa povera tra i poveri”. Figura di spicco furono monsignor Helder Camara del Brasile e Manuel Larrain del Cile, Georges Mercier, vescovo di Laghout (Algeria), Charles-Marie Himmer, vescovo di Tournai, in Belgio e mons. Lercaro vescovo di Bologna.  Dopo sessant’anni, un testo profetico….

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 33

Si inizia nella novità

Con la messa celebrata domenica 18 maggio nella gremita piazza san Pietro inizia ufficialmente il ministero di Leone XVI. Molti hanno seguito la celebrazione e altrettanti hanno compreso il significato del palio, il paramento liturgico che il pontefice indossa n ogni celebrazione e il valore dell’anello del pescatore. Grazie alla TV, ai social e ai giornali, siamo aiutati a conoscere meglio gli eventi di “casa nostra” che in questo caso riguardano il Papa. Facendo sabato scorso un breve ritiro spirituale con i ragazzi di san Felice che avrebbero fatto la cresima, è emerso un interessante collegamento tra il valore del sacramento e gli avvenimenti legati al conclave e all’azione dello Spirito Santo. E’ stato bello scoprire, con grande stupore che i ragazzi sapevano tutto del Papa!

È questa la potenza dei mezzi di comunicazione, talvolta fin troppo esagerati ma che possono essere un utile strumento di crescita nella fede. Certo, sempre con sano spirito critico, soprattutto quando ci si imbatte in commenti o elucubrazioni fantareligiose… E allora iniziamo nella novità dello Spirito santo che garantisce la “rinnovata giovinezza della Chiesa”, come si esprime un’orazione che si usa in occasione della Prima Comunione.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 32

La pace sia con voi

Accogliendo il messaggio di Papa Leone XIV nel suo saluto dalla Loggia della Basilica San Pietro nel giorno dell’elezione a Pontefice, messaggio a sua volta ispirato dalle prime parole di Gesù risorto agli apostoli, l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, d’intesa con il Consiglio pastorale diocesano, ha preparato un testo dal titolo «La pace sia con voi», rivolto a tutti i fedeli ambrosiani. Testo da fare nostro, superando gli aspetti di simpatia o antipatia del Papa e della fiumana di commenti ascoltati. Noi, perché credenti in Gesù, vogliamo seguire e mettere in pratica le sue parole nei modi che ci competono e con un piglio nuovo.

  1. «La pace sia con voi»
    Noi accogliamo la parola del Risorto, accogliamo il saluto di Papa Leone XIV. Noi siamo commossi, grati, disponibili alla grazia della pace. Noi professiamo la nostra fede e siamo disposti alla speranza, pellegrini di speranza, secondo l’invito di Papa Francesco.
  1. «La pace sia con voi»
    Noi sentiamo lo strazio intollerabile del rifiuto della pace, della negazione della pace, dell’umiliazione della pace. Noi ripetiamo a tutti e sempre: mai più la guerra Noi siamo sconcertati dall’odio, dal desiderio di vendetta, dalla violenza, dalla pratica della tortura, dall’infierire su coloro che non possono difendersi.
  1. «La pace sia con voi»

Noi decidiamo di essere operatori di pace perché abbiamo ricevuto la grazia di essere figli di Dio. Vogliamo operare per la pace, pregare per la pace, tenere vive l’attenzione, le domande, le inquietudini nei conflitti che seminano morte e distruzione.

  1. «La pace sia con voi»
    Noi ci impegniamo a pensare la pace, la pace giusta, la giustizia che è la condizione per la pace; noi ci impegniamo a pensare, a pregare, a operare per la riconciliazione e il perdono che rendono possibile la pace. Noi ci impegniamo a stare dalla parte dei deboli, a operare per liberare gli oppressi dagli oppressori con l’impegno disarmato e disarmante, che percorre le vie della pace.
  1. «La pace sia con voi»
    Noi vogliamo percorrere i giorni per essere eco delle parole di pace di Gesù risorto. Ci impegniamo ad abitare il quotidiano, le nostre famiglie, le nostre comunità come luoghi dove le ferite possono essere sanate dalla pratica del perdono e dalla grazia della riconciliazione. Vogliamo abitare i social per trasmettere messaggi di pace. Vogliamo coinvolgere le nostre comunità per tenere vivo l’annuncio della pace. Vogliamo vivere il nostro lavoro e le nostre responsabilità ecclesiali e civili come contesti propizi per seminare la pace.
  1. «La pace sia con voi»
    Noi incoraggiamo le scuole, le università, le istituzioni educative a costruire una cultura di pace, a educare a pensare la pace, a studiare le condizioni della pace in ogni terra e per ogni popolo.
  1. «La pace sia con voi»
    Noi ci proponiamo di praticare la compassione, la prossimità, ogni forma possibile di sollecitudine verso coloro che sono feriti dalla guerra nel corpo e nell’anima.
  1. «La pace sia con voi»
    Noi incoraggiamo l’opera tenace della diplomazia, noi sosteniamo le forze politiche che operano per la pace, noi ricordiamo alle istituzioni finanziarie e alle imprese le responsabilità per l’opera della pace. Noi condividiamo la pratica della solidarietà, il desiderio della conoscenza, l’inclinazione alla benevolenza, la predisposizione alla stima delle persone e delle nazioni di ogni paese e di ogni cultura e tradizione.
  1. «La pace sia con voi»
    Noi chiediamo al Signore Risorto la grazia di essere uomini e donne di pace: la pace sia con noi, sia in noi, come dono, come decisione di conversione e di resistenza di fronte alle tentazioni della indifferenza, della aggressività, del risentimento, dell’istinto di reagire al male con il male, del sentimento di vendetta. La pace sia in noi perché possiamo essere operatori di pace, intercedere per la pace giusta e duratura.
  1. «La pace sia con voi»
    Noi ci proponiamo di segnare nel calendario di ogni anno i giorni per pregare, per celebrare, per manifestare nella ricerca della pace.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 31

Giorni dove si è detto di tutto e di tutti! Poi il silenzio del conclave che ha impedito ogni parola, perché ogni commento era fuori posto! Poi il sospiro guardando il comignolo da dove sarebbe uscito il fumo, nero per due volte e bianco la terza volta. Poi in attesa di conoscere il cardinale nominato, il nome scelto e il volto. Poi la gioia di sentire la formula “habemus papam”, con il suono di Leone XIV che è risuonato con un breve momento di stupore prima della gioia e della commozione.

LEONE XIV – IL NOSTRO GRAZIE

Ora c’è un piccolo particolare: “Seguirlo, ascoltarlo perché ce lo ha inviato Lui, il Signore della pace pasquale”. Tutto ora si smonta per lasciare gli ultimi adempimenti dopo la nomina. Rimane solo una preghiera: “Signore ti seguiamo con la certezza che non abbandoni mai la tua Chiesa”.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 30

7 maggio: l’inizio

Questo sarà il giorno in cui i cardinali, dopo aver celebrato la Messa “pro eligendo pontifice”, entreranno nella cappella Sistina per il Conclave da cui uscirà il nuovo Papa. Grande spazio viene dato in questi giorni alle varie Congregazioni dei cardinali che si trovano a dialogare e conoscere, ad ascoltarsi e a conoscersi a dialogare…ecc. Si opera nello stile conciliare e sinodale attraverso il quale ci si mette in ascolto dello Spirito Santo che ha guidato e continua a guidare la sua Chiesa. Poi sarà la volta delle votazioni tra fumate nere e fumata bianca. E mentre molti “sanno di tutto e di tutti”, noi continuiamo a pregare, azione che solo i credenti fanno!

Siamo sempre a momenti cruciali della Chiesa e, per un certo verso, anche per le vicende mondiali: le ultime fasi della storia ce lo insegnano! Così è stato il passaggio da papa Pacelli a Giovanni XXIII, da papa Roncalli a Paolo VI, da papa Montini a Giovanni Paolo I; così i pochi giorni di papa Luciani per elezione di Giovanni Paolo II, così da papa Woytila a Benedetto XVI, così da papa Ratzinger a Francesco, così da papa Bergoglio al nuovo Papa.  È Dio che la manda buona! Non è solo un auspicio (“che dio ce la mandi buona” con il dovuto minuscolo!) per noi credenti.

Solo un’annotazione che non salta all’occhio: come vivrà l’attesa quell’uomo che verrà scelto, quel sacerdote, quel vescovo, quel cardinale che, con la sua storia di fede, diventerà Papa? Ma che peso avvertirà su di sé? Ma come si sentirà, travolto da quella nomina che per noi è una chiamata? Posso solo capire una nascosta preghiera: “Signore, non io”. Un briciolo di commozione e di santa compassione per lui nel momento della nomina, nella certezza che, dopo qualche istante, una voce dirà: “Sono io, non temere!”.

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PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 29

Avrei voluto

Diversamente dagli scorsi anni, il Ponte degli specchietti non è uscito il giorno di Pasqua. L’aria del lungo ponte vacanziero, la fatica di mettere la testa su cosa scrivere mentre si svolgeva la settimana santa, qualche corsa in più per incontrare i malati, per le confessioni e per le celebrazioni nelle diverse chiese, mi ha fatto retrocedere dal preparare il foglio settimanale. Mi sarebbe comunque piaciuto scrivere dopo questa festività cristiana per assaporare il valore della festa, esprimere “gli auguri per il dopo Pasqua”, fare da eco a ciò che si è celebrato: così era l’intento.

Fissare una commozione

La morte di papa Francesco modifica un po’, ma non troppo, questo numero che esce nella domenica in Albis. Mentre scrivo queste righe è martedì 22 aprile ed è passata da poche ore la commozione che ha preso tutti davanti alla notizia che ha fatto il giro del mondo. Avevo terminato la messa delle 8.30 e, dopo i rintocchi delle campane che predisponevano alla messa successiva, mi accingevo ad entrare in chiesa. Erano le 10.07 quando mi venne comunicata la notizia della morte del Papa. Subito abbiamo lasciato che si sentisse il suono prolungato dell’agonia per esprimere dolore e commozione.

Voglio così fermare quell’istante che tutti abbiamo avvertito nel momento che veniva annunciato: “Papa Francesco è tornato alla casa del Padre”. Quando questo foglio verrà letto saranno passati quasi sei giorni da lunedì 21 aprile e si sarà perso il senso dell’attimo e della commozione. Non aggiungerò nulla, immaginando parole, giudizi sul pontificato, sul funerale… Voglio salvare il sentimento e la commozione davanti ad una partenza ed il bisogno di mettersi in ginocchio e in preghiera. Stop!

don Norberto

 

PONTE DEGLI SPECCHIETTI n. 28

Il saluto del Papa

Non seguivo in diretta la Messa che si stava celebrando in piazza san Pietro domenica 6 aprile in occasione del giubileo dei malati, ma, dopo una segnalazione, sono andato a vedere il video dell’arrivo a sorpresa di papa Francesco al termine della liturgia.

Fa specie vedere il Papa povero di voce, povero nel movimento, malato tra i malati con quel vestito bianco che lo rende unico. L’incedere su una carrozzina, solo per un saluto ai numerosi fedeli presenti nella piazza, ha avuto un effetto straordinario come abbiamo tutti percepito. Il nostro ricordo va alla sera del 27 marzo 2020, quando lui solo camminava in una piazza completamente vuota per una parola, per una preghiera davanti al crocifisso, per una benedizione con il ss. Sacramento.

Voce del verbo “accartocciare”

Mi sono imbattuto nel recente libro di Christian Bobin, “La vita scrive a matita” edizione Sanpino, dove l’autore, che spesso ho citato, raccoglie diversi pensieri. Il titolo di un capitolo “gli uomini accartocciati” mi ha sorpreso per quel participio passato che stiamo usando dall’inizio del giubileo vissuto nella chiesa di Cernusco sul Naviglio. Ecco che, come memoria del giubileo che anche i nostri ragazzi vivranno tra poco a Roma, trascriviamo questo simpatico e intenso testo.

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